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Dalla Newsletter del Gennaio 2017
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OSTEOPOROSI: STRATEGIE E RIMEDI NATURALI PER SALVAGUARDARE LA SALUTE DELLE OSSA


Osteoporosi
L'organismo umano è dotato di un peculiare sistema di sostegno e protezione degli organi interni, composto da un complesso di elementi che costituiscono nel loro insieme lo scheletro, formato nell'adulto solitamente da 206 ossa; esso svolge anche funzioni motorie con l'ausilio del sistema muscolare, connesso alle ossa per mezzo dei tendini.

A differenza degli animali invertebrati come gli artropodi (ragni, scorpioni, insetti, crostacei ecc.), che hanno uno scheletro esterno (esoscheletro) formato da chitina, e di alcuni pesci vertebrati come gli squali che sono dotati di uno scheletro interno, ma di natura cartilaginea, l'uomo è provvisto di uno scheletro interno osseo, caratterizzato come in tutti i vertebrati dalla presenza di una particolare struttura portante principale, la colonna vertebrale (da cui la denominazione di vertebrati) o rachide, chiamata anche spina dorsale, costituita da 32 vertebre separate da dischi di natura fibro-cartilaginea e collegate da muscoli e legamenti, che consentono al corpo di effettuare movimenti di flessione, estensione, torsione, rotazione. Analogamente, anche le altre parti dello scheletro sono connesse fra loro dalle cartilagini articolari, strutture che consentono i diversi movimenti delle varie parti dello scheletro e che, come vedremo, sono fondamentali per il benessere di tutto l'apparato osteoarticolare.

Struttura delle ossa
Struttura delle ossa
L'osso è un tessuto connettivo vivo che usufruisce di una peculiare morfologia: è costituito da una matrice extracellulare mineralizzata dura e compatta, da una componente di cellule chiamate osteociti, e da una matrice organica comprendente circa un terzo di fibre di Collagene incluse in una sostanza amorfa composta da proteoglicani e glicoproteine.
La matrice inorganica mineralizzata è formata da una miscela di sali minerali, principalmente fosfato di Calcio in forma di cristalli di idrossiapatite, carbonato di Calcio, fosfato e fluoruro di Magnesio e quantità minori di altri sali. I sali minerali sono organizzati attorno alle fibre di Collagene e ai proteoglicani a costituire un'impalcatura organica lamellare resistente ed elastica. Questa combinazione conferisce all'osso, se in condizioni fisiologiche normali, straordinarie proprietà meccaniche di resistenza e flessibilità, in quanto le fibre di Collagene attribuiscono alla parte minerale, dura e resistente, ma anelastica e fragile, particolari doti di elasticità e resistenza alla trazione, associate al minimo peso, doti che lo rendono adatto a svolgere le sue funzioni meccaniche.
Essendo un tessuto vivo, considerato un vero e proprio organo, l'osso è rifornito di ossigeno e sostanze nutritive e liberato dalle sostanze di scarto mediante il sangue che gli perviene tramite un rivestimento connettivale esterno, il periostio, riccamente vascolarizzato e fornito di terminazioni nervose che conferiscono all'osso sensibilità a vari stimoli.
I vasi sanguigni giungono fino all'interno dell'osso, incluse le cavità delle ossa lunghe (femore, tibia, omero), in cui è alloggiato il midollo osseo, tappezzate da un sottile strato connettivo chiamato endostio, le cui cellule pavimentose intervengono nel continuo processo di ossificazione e riassorbimento dell'osso stesso e costituiscono lo stroma (trama di sostegno) del midollo.
L'osso infatti non è un tessuto statico; al contrario, è molto dinamico e soggetto a un continuo rimodellamento e rinnovamento durante tutto l'arco della vita ad opera di particolari cellule, gli osteoclasti (cellule specializzate nel riassorbimento del tessuto osseo) e gli osteoblasti (cellule specializzate nella formazione di nuovo tessuto osseo); questa attività è implicata anche nell'omeostasi del Calcio plasmatico, poiché il Calcio immagazzinato nell'osso funge da riserva.
I fattori che determinano il continuo rinnovamento dell'osso vanno dall'alimentazione (tramite la quale si assimilano vitamina A, che attiva gli osteoblasti, e vitamina C, che stimola la produzione di collagene), all'esposizione alla luce solare che stimola la formazione cutanea di vitamina D, determinante nel favorire l'assorbimento di calcio e fosfati alimentari a livello intestinale, a fattori ormonali e, non ultima per importanza, all'attività fisica.

Il tessuto osseo è distinto in osso compatto, dalla struttura densa organizzata in strutture chiamate osteoni, resistente alla compressione in senso longitudinale e localizzato in zone molto sollecitate da poche direzioni, e osso spugnoso, caratterizzato dalla presenza di trabecole o spicole, cioè lamelle ossee disposte secondo le numerose linee di forza a cui l'osso spugnoso è sottoposto, determinandone la resistenza e nel contempo la leggerezza. Le trabecole variano durante il continuo rimodellamento fisiologico, e delimitano cavità intercomunicanti contenenti midollo osseo (midollo rosso ricco di cellule mieloidi), collegato a quello che riempie la cavità midollare (midollo giallo ricco di tessuto adiposo) delle ossa lunghe già menzionate.
Il midollo, particolarmente il midollo rosso, svolge l'importante funzione ematopoietica, è cioè la sede in cui sono generate le cellule del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine.

Osteoporosi
Lo scheletro, col tempo e l'avanzare dell'età, va incontro a un processo di deterioramento fisiologico, che in alcuni individui e per varie cause può divenire anomalo, e tramutarsi in una vera patologia: l'osteoporosi.
L'osteoporosi è una malattia multifattoriale causata da un'alterazione della massa ossea, che diviene più porosa, rarefatta e fragile, maggiormente esposta a rischio di incorrere in fratture; coinvolge particolarmente e in maggiore misura l'osso spugnoso, già meno denso e compatto per la sua naturale struttura.
Il processo di rarefazione dell'osso interessa soprattutto le donne, a causa della riduzione improvvisa e rapida degli ormoni sessuali col sopraggiungere della menopausa, specie se questa si accompagna al sovrappeso o a eccessiva magrezza, fattori che influiscono negativamente sulla salute dello scheletro; può essere presente inoltre negli anziani, sia uomini, sia donne, per la loro solitamente ridotta attività fisica, o per un'alimentazione non idonea, che può risultare carente di vitamina D.
Questa vitamina, in particolare nella forma di vitamina D3, o colecalciferolo, contribuisce all'assorbimento intestinale di Calcio e Fosforo alimentari, favorisce il mantenimento di adeguati livelli di calcio nel sangue, promuove la mineralizzazione delle ossa e il loro benessere, sia negli adulti che negli anziani, ma anche nei bambini, nei quali contribuisce a favorire una crescita armoniosa dello scheletro, aiutando ad evitare l'osteomalacìa nell'adulto e il rachitismo nel bambino (entrambe le patologie si riferiscono a carenza di mineralizzazione ossea, e possono avere diversa eziologia).
La vitamina D favorisce inoltre la crescita di denti robusti e ben calcificati, e aiuta a prevenire la carie e la piorrea (malattia infiammatoria degli alveoli dentali). La vitamina D viene introdotta nell'organismo con l'alimentazione, ma nella forma D3 è sintetizzata dall'organismo stesso mediante l'esposizione alla luce solare, in quanto i raggi ultravioletti UVB stimolano la sua produzione a livello cutaneo, perciò è buona norma esporsi alla luce solare almeno per 10-15 minuti per due o tre volte alla settimana, per assicurare all'organismo un'adeguata quota di vitamina D3. Da tener presente che le pelli chiare assorbono più UVB rispetto alle pelli scure, perciò gli individui con la pelle scura dovranno esporsi per un tempo maggiore per poter raggiungere sufficienti livelli di vitamina D3.

Sebbene esposta qui con grande sintesi, l'importanza della struttura ossea risulta palese, ed è altrettanto evidente come sia tassativo avere cura del proprio apparato scheletrico. Questa attenzione deve iniziare quando si è ancora giovani, onde evitare di accorgersi che le ossa sono indebolite e divenute più fragili quando l'età è già avanzata, o in occasione di una caduta, o di un incidente che provoca un trauma, o addirittura una frattura.
La prima regola da seguire è uno stile di vita sano accompagnato da un'alimentazione ricca e varia, ma non ipercalorica, e soprattutto da una costante attività fisica, uno dei principi cardine della salute dello scheletro, poiché l'attività fisica è fra gli stimoli basilari che innescano la formazione di ossa robuste. Gli individui che hanno praticato sport fin dalla gioventù, particolarmente all'aria aperta e quindi esposti al sole, difficilmente saranno soggetti all'osteoporosi anche in età avanzata, specie se avranno usufruito di un'alimentazione corretta e avranno evitato il sovrappeso.

Vitamina D
Cibi ricchi di Vitamina D
È possibile comunque assumere, qualora sia difficile farlo mediante l'alimentazione, integratori che forniscano i nutrienti specifici per mantenere in salute lo scheletro e le articolazioni, incluse le cartilagini, strutture costituite da particolari tessuti elastici di natura connettiva, che svolgono funzione di sostegno e protezione delle superfici articolari.
La cartilagine si presenta come un tessuto bianco, traslucido ed estremamente levigato, che funge da ammortizzatore con funzione di lubrificazione e scorrimento fra le facce dell'articolazione, di cui permette il movimento senza che si produca attrito che causerebbe dolore. Le cellule del tessuto cartilagineo, i condrociti, che, nella fase giovanile e più attiva sono denominati condroblasti, producono la sostanza fondamentale lubrificante contenente acqua, fibre di Collagene, Acido Ialuronico, proteoglicani e glicoproteine.
Tutta la struttura articolare nel complesso consente il movimento dell'articolazione e la preserva dall'usura, ma, poiché la cartilagine non è innervata né vascolarizzata, è priva cioè di capillari e terminazioni nervose, e i condrociti ricevono il nutrimento solo per diffusione dal connettivo che la circonda (pericondrio), essa ha limitate capacità di rigenerarsi. Benché mostri un'eccezionale resistenza fino alla tarda età di un individuo, con le continue e prolungate sollecitazioni di una vita, o per un deficit della massa muscolare, o per un eccessivo peso corporeo, o al contrario per eccessiva magrezza, o ancora per attività sportive molto stressanti o lavori usuranti, o per alterazioni morfologiche costituzionali delle varie articolazioni (come ginocchio valgo o varo, piede cavo o piatto, scoliosi, ecc.), o per errata alimentazione, le cartilagini vanno incontro a un processo degenerativo di usura, che da lieve e fisiologico può divenire accentuato e patologico e condizionare gravemente la qualità della vita.

I fattori che possono ritardare e rallentare l'invecchiamento di tutto il sistema articolare vanno da un buon tono-trofismo muscolare, a un peso adeguato alla struttura fisica, all'attività motoria controllata e mai eccessiva, all'assunzione di integratori specifici a base di Glucosamina, Acido Ialuronico, Collagene, vitamina C (che svolge un ruolo determinante nella sintesi del Collagene), Condroitina, composti solforati come MSM (Metil-Sulfonil-Metano), che influiscono positivamente sul trofismo, sulla struttura e sull'elasticità dei tessuti connettivi, fatto particolarmente importante per la salute delle cartilagini articolari, dei tendini e dei legamenti, ma che risulta determinante anche per sostenere l'elasticità del tessuto osseo.
Soia
Soia
Nutrienti basilari per l'apparato scheletrico sono inoltre il Calcio, minerale indispensabile per avere ossa e denti sani, la vitamina D, la cui integrazione è consigliata in particolare se si vive spesso in ambienti chiusi e poco soleggiati, ma anche la vitamina K, il Magnesio, il Manganese, il Rame, lo Zinco e il Boro, oligoelemento di vitale importanza per la corretta assimilazione del Calcio alimentare, e, come abbiamo detto, una integrazione di vitamina C associata al Collagene sono determinanti per sostenere anche l'elasticità del tessuto osseo, che altrimenti diviene più fragile perché meno elastico. Troviamo alcune di queste sostanze tradizionalmente nell'olio di fegato di merluzzo, sul quale si può ricordare un aneddoto: nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando le carenze alimentari nelle popolazioni del nostro paese erano quasi la norma, la distribuzione quotidiana di un cucchiaio di questo alimento ai bambini di tutte le scuole elementari era obbligatorio (parlo per esperienza diretta), e questo ha sicuramente salvato dal rachitismo tanti bambini. L'olio di fegato di merluzzo infatti è ricco di vitamine A e D3 (oltre che di acidi grassi Omega 3), dall'azione coadiuvante il fisiologico trofismo delle ossa e specificamente antirachitica; inoltre, migliora l'assorbimento di Calcio e Fosforo e ne aumenta il deposito nei denti e nelle ossa.

Equiseto
Equiseto
Oltre a ciò, una strategia per le donne giunte al periodo della menopausa, per scongiurare l'instaurarsi dell'osteoporosi, è anche quella di assumere integratori specifici che forniscano i fitormoni (fitoestrogeni e fitoprogestinici, vegetali quindi) all'organismo che non li produce più, evitando o almeno riducendo fortemente le conseguenze negative sull'organismo della carenza ormonale, con benefici non solo sull'apparato osteoarticolare, ma anche sull'apparato cardiocircolatorio.
Le piante tradizionalmente utilizzate a questo scopo sono la Soia, il Trifoglio rosso, la Cimicifuga, la Dioscorea villosa (o Igname o Wild Yam), il Luppolo, la Salvia, che riduce in particolare le sudorazioni notturne.

Queste piante possono essere associate a integratori di Equiseto, o Coda cavallina, ricco di Silicio, che migliora il trofismo connettivale e la calcificazione ossea, e inoltre a supplementi di Calcio, Magnesio, Zinco, Rame, Manganese, Boro, vitamina D3 e K2, oltre al fungo medicinale Maitake, che fra le sue numerose proprietà salutari annovera anche quella di favorire l'assimilazione del Calcio e rinforzare i tessuti connettivi.
Queste integrazioni sono indicate sia per la donna che per l'uomo che desiderino mantenere nel tempo la solidità del proprio apparato scheletrico e una dentatura il più possibile integra, per poter vivere anche in età matura una vita attiva.

Dott.ssa Marina Multineddu

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