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Dalla Newsletter del Gennaio 2023
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CONTROLLARE L'OMOCISTEINA PER PREVENIRE I PROBLEMI CARDIOVASCOLARI


Omocisteina
Con l'avanzare dell'età, le norme da seguire per una vita sana diventano sempre più importanti per mantenere una buona salute.

Lo stile di vita e l'alimentazione sono alla base di tali comportamenti, ma con il passare del tempo diventa fondamentale sottoporsi ad esami clinici per mantenere sotto controllo alcuni valori come la pressione arteriosa, e i parametri di alcune sostanze metaboliche come la glicemia, il colesterolo e i trigliceridi, i quali, se alterati, possono causare danni alla salute, peggiorare la qualità della vita e talvolta mettere a rischio la vita stessa.

Mentre il controllo della pressione arteriosa e dei parametri metabolici, dopo una certa età, è diventata una routine per quasi tutti, lo stesso non si può dire per l'Omocisteina, una sostanza del nostro metabolismo che non sempre è tenuta sotto controllo, e che rappresenta un fattore indipendente di rischio cardiovascolare.

Cibi ricchi di proteine
L'Omocisteina è un aminoacido prodotto dal metabolismo umano mediante la conversione biochimica della metionina, un aminoacido solforato essenziale che deve essere assunto regolarmente con l'alimentazione: è contenuta in particolare in carne, uova, latte e latticini, legumi. L'Omocisteina, se presente nell'organismo a livelli adeguati, è utile perché, coniugata all'acido glutammico e alla glicina, svolge una funzione fisiologica positiva essendo implicata nella biosintesi del glutatione, uno dei più potenti antiossidanti generati dal nostro metabolismo per il controllo dei danni causati dai radicali liberi e dall'accumulo di metalli pesanti tossici come piombo, cadmio, mercurio e alluminio.

In un organismo in buona salute solitamente l'Omocisteina formatasi dal metabolismo della metionina è subito trasformata in altri prodotti mediante l'azione di enzimi e delle vitamine B6, B12, dei folati (vitamina B9, acido folico), e anche di vitamina B2, betaina e zinco, che svolgono un ruolo di cofattori nella trasformazione dell'Omocisteina in altre sostanze che sono eliminate attraverso le urine, essendo perciò essenziali per la riduzione di suoi livelli plasmatici. Una alterazione dei valori dell'Omocisteina può essere considerato come un indicatore di ipovitaminosi, in particolare delle vitamine del gruppo B.

Precisiamo che il termine "folato" si attribuisce alla forma naturale della vitamina B9 presente negli alimenti; il termine "acido folico" identifica la molecola di sintesi degli integratori vitaminici. I tre termini, folato, vitamina B9, acido folico, sono utilizzati indifferentemente.

I valori plasmatici dell'Omocisteina nell'organismo sono fisiologicamente molto bassi (in media entro i 5-12 micromoli/Litro), ma se l'assunzione delle suddette vitamine è carente, o il microbiota intestinale è in uno stato di disbiosi che impedisce la fisiologica sintetizzazione intestinale delle vitamine B6 e B12, oppure in presenza di malassorbimento (es. celiachia), come può accadere per i folati che sono assorbiti principalmente nell'intestino tenue, l'Omocisteina si accumula nel sangue causando una maggiore concentrazione dei suoi valori ematici (iperomocisteinemia, quando essi superano i 12 micromoli/L = valore borderline), che danneggia le pareti dei vasi sanguigni, favorendo una serie di condizioni patologiche come l'aumento dei rischi di patologie cardiovascolari associate a ictus e infarto, aterosclerosi per la formazione di placche ateromatose per un aumento di LDL, o colesterolo "cattivo", a scapito dell'HDL, o colesterolo "buono" (che l'elevato valore di Omocisteina tende a convertire in LDL).

Struttura chimica dell'Omocisteina
Struttura chimica dell'Omocisteina
La carenza di vitamine B6, B12 e di folati può causare inoltre danni al sistema nervoso, e indurre fragilità delle ossa: diversi studi sembrano confermare che livelli adeguati di vitamina B9 e B12 svolgano un ruolo positivo sul metabolismo osseo e siano in relazione con la densità minerale ossea, e che alti livelli di Omocisteina associati a bassi livelli di folati e vitamina B12 possano esporre ad un maggiore rischio di fratture osteoporotiche in età avanzata, sia in uomini che donne, e nelle donne particolarmente durante la menopausa per la mancata protezione degli ormoni, e in età fertile a complicanze gravidiche, aborti spontanei ripetuti, malformazioni fetali. In relazione al sistema nervoso sembrano emergere evidenze che esista una rapporto fra l'iperomocisteinemia e l'insorgenza di demenza senile e patologie cerebrali neurodegenerative associate all'Alzheimer.

E' opportuno perciò, giunti all'età di 40-50 anni, oltre a misurare i consueti parametri metabolici, sottoporsi all'esame specifico per determinare la concentrazione di Omocisteina nel sangue (omocisteinemia), in modo da accertare che non si abbia una iperomocisteinemia, cioè valori superiori alla norma che aumenterebbero il rischio di incorrere in malattie cardio-cerebro-vascolari anche gravi, quali arteriosclerosi (ispessimento delle pareti interne delle arterie), aterosclerosi (formazione di ateromi, placche di materiale lipidico ostruente nelle pareti interne delle arterie), infarto del miocardio, ictus cerebrale, trombosi, embolia, vasculopatie periferiche.

L'aumento dei valori ematici dell'Omocisteina può avere diverse cause, come i fattori fisiologici quali l'età e il sesso: è più frequente nell'uomo rispetto alla donna, eccetto appunto durante la menopausa per la riduzione degli estrogeni; i fattori ambientali come il fumo, l'alcol, l'inattività fisica, l'eccessivo consumo di caffè, che si ipotizza possa ridurre l'assorbimento intestinale dei folati; la malnutrizione, le sindromi da malassorbimento, le cattive abitudini alimentari; e ancora alcune malattie come l'insufficienza renale e l'ipotiroidismo, l'assunzione di alcuni tipi di farmaci, e inoltre fattori genetici (omocistinuria) per i quali, quando presenti, è opportuno anticipare gli esami ematici all'età infantile o addirittura neonatale, in modo da scongiurare precocemente l'aumentato rischio indotto dall'iperomocisteinemia.

Quando si ipotizzano alcune particolari condizioni infatti è consigliabile effettuare gli esami specifici, anche a prescindere dall'età, come in presenza di carenze di vitamina B12 o di folati (malnutrizione, ridotto assorbimento intestinale; abuso di alcool o di droghe); dopo un infarto cardiaco, un ictus, o una trombosi venosa (quando non associata a fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, obesità, o al fumo); per valutare il rischio cardiovascolare nei fumatori, negli alcolisti, in caso di ipertensione arteriosa specie se associata ad alti valori di colesterolo totale e basso HDL, obesità, diabete; e inoltre se si sospetta una malattia rara (omocistinuria).

Sistema cardiovascolare
La valutazione dei livelli di omocisteina dovrebbe essere effettuata prima di arrivare ai 40-50 anni anche se nella propria famiglia si sono verificati episodi a carico dell'apparato vascolare, come ad esempio infarto o ictus cerebrale, messi in relazione a iperomocisteinemia: è allora opportuno sottoporre alle analisi specifiche tutti i parenti diretti, per individuare se altri consanguinei siano a rischio per valori elevati di Omocisteina, oppure per carenza di folati, vitamine B6 e B12, in modo da individuare precocemente eventuali deficit iniziali per poter instaurare, anche in giovane età se è il caso, una terapia adeguata con supplementi di acido folico, vitamine B6 e B12, in modo da ridurre il rischio di eventi a carico degli apparati cardio-cerebro-vascolare, determinati da una iperomocisteinemia.

Sembra che la carenza di folati sia la più comune avitaminosi che si riscontra nell'uomo, perciò non si deve trascurare la sua rilevanza, vista la possibilità che tale carenza accresca le probabilità di incorrere in gravi e invalidanti patologie, se non addirittura che sia messa a rischio la stessa vita.

Inoltre, poiché la vitamina B9 è indispensabile per la corretta formazione dei tessuti embrionali, una sua carenza aumenta le probabilità che durante la gravidanza si manifestino alterazioni dello sviluppo fetale con malformazioni congenite, che potrebbero portare alla nascita di bambini con gravi patologie dovute a malformazioni del tubo neurale, come la spina bifida o l'anencefalia (mancato sviluppo dell'encefalo e della volta del cranio), e sembra che ci possa essere anche una relazione con la labio-palatoschisi (labbro leporino), e certi difetti cardiaci congeniti.

La conclusione ovvia è quella di migliorare lo stile di vita e l'alimentazione, aumentando le quote di frutta e verdura ricche di vitamine B, abolire il fumo se si è fumatori, ridurre il consumo di alcool, e di caffè se eccessivo, incrementare l'attività fisica, ed eseguire, quando opportuno, gli esami per determinare i livelli ematici di Omocisteina, oltre a verificare eventuali carenze delle vitamine B6, B9 e B12, per intraprendere una loro integrazione con supplementi vitamici adeguati se si manifestano le condizioni a rischio, poiché è ormai assodato che l'assunzione di integratori di acido folico, associati a vitamine B6 e B12, è capace di contrastare l'accumulo di Omocisteina, anche in presenza di altri fattori concomitanti, rappresentando una efficace prevenzione.

Gli integratori di acido folico e delle succitate vitamine del gruppo B, quando necessario e su consiglio del proprio medico, andrebbero assunti anche per tutta la vita, alle dosi opportune, per ridurre con continuità l'iperomocisteinemia e i rischi correlati; e inoltre nella donna in previsione di una gravidanza e per tutto il periodo gravidico, per scongiurare malformazioni fetali


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