La Betulla bianca, Betula pendula, sinonimi Betula alba e Betula verrucosa, è una pianta arborea a foglia caduca appartenente alla famiglia delle Betulaceae, originaria dell'Europa e dell'Asia Minore, molto diffusa come essenza spontanea nelle regioni di montagna temperate e fredde; in Italia nelle Alpi, particolarmente in Lombardia e Piemonte dove si stima una presenza di oltre 20.000 alberi, e nella dorsale Appenninica fino alla Campania sul complesso del Somma-Vesuvio, fra i 400 e i 2000 metri di altitudine.
In Europa vegeta bene in particolare nei paesi del Nord, nei quali forma grandi foreste, come in Russia, Finlandia, Lapponia. Nelle foreste spontanee della Groenlandia, Nord America e Islanda, le Betulle sono le uniche latifoglie presenti.
In apparenza alberi delicati, in realtà le Betulle sono piante rustiche che resistono bene al freddo anche in condizioni estreme, fino a meno 20 gradi, resistono alla siccità per mezzo delle radici profonde, e anche a umidità, ristagno idrico o povertà del suolo; infatti la Betulla è considerata una pianta pioniera che riesce ad insediarsi su terreni spogli e privi di vegetazione, come essenza preparatoria a crescita rapida nei rimboschimenti di aree incolte, versanti collinari e montani, preferibilmente in pieno sole, ma vegeta bene anche su terreni ricchi di humus.
La sua diffusione è favorita da una copiosa produzione di semi e dalla capacità pollonifera, con nuovi fusti che si sviluppano dalle radici della pianta-madre, da un fusto singolo o da ceppaia.
La Betulla è spesso presente nei giardini come albero ornamentale resistente all'inquinamento, dal fusto eretto ed elegante con chioma stretta e conica che si arrotonda con l'età, e che può giungere fino a 30 metri di altezza, con la corteccia bianca perlacea caratteristica molto ornamentale anche d'inverno, che si sfalda in strisce orizzontali sottili grigio-argentee.
I giovani rami secondari hanno un elegante portamento pendulo, caratteristica che ha fatto attribuire all'albero il nome botanico di specie "pendula", mentre il nome di genere "Betula" deriverebbe, secondo Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, dal gallico betw o betu (bitume), in riferimento al fatto che i Galli ricavavano un catrame vegetale dalla corteccia, mentre per altri deriverebbe dal latino "batula" (battere), perché i Romani con i suoi rami preparavano i "fasci littori" e gli insegnanti le sferze per castigare gli scolari disattenti nelle scuole.
Il sinonimo di genere "alba" si riferisce al colore chiaro della corteccia, e "verrucosa" in riferimento alla corteccia fissurata con scure creste irregolari orizzontali (lenticelle) e spaccature alla base del fusto degli esemplari più vecchi e maturi.
La Betulla è una pianta monoica, cioè i fiori maschili e femminili sono portati dalla stessa pianta: entrambi sono amenti (infiorescenze pendule) giallo-brunastri unisessuali, i maschili più allungati e pendenti, i femminili più corti e inizialmente eretti, a impollinazione anemofila (ad opera del vento), che producono una infruttescenza anch'essa pendula contenente i semi, piccoli acheni alati (sàmare) contenuti in minuscole pigne ovoidali con squamette legnose da mature, che saranno dispersi dal vento nell'ambiente circostante favorendone la disseminazione.
Le foglie sono ovali, appuntite, dentellate, di color verde chiaro che in autunno vira verso un bel giallo-oro molto decorativo, prima della caduta invernale.
Il legno di Betulla è utilizzato come legna da ardere, per realizzare attrezzi da lavoro, per i tetti delle case, le suole di scarpe e zoccoli.
In ambito artigianale e industriale il legno di Betulla è utilizzato in particolare per realizzare pavimentazioni, utensili da cucina, giocattoli, botti, legno compensato.
Nelle regioni nordiche anche attualmente dal tronco si ricava un secreto dolciastro, zuccheroso, noto come "birra di Betulla", molto apprezzato in tali località.
Dato l'alto contenuto in tannini, il legno di Betulla era utilizzato per la concia delle pelli, che acquisivano un particolare pregio e valore, attribuito probabilmente all'olio rilasciato dal legno della Betulla che conferiva un particolare sentore e una calda colorazione rossiccia molto gradevole e apprezzata.
La corteccia era usata in passato per realizzare lavori artigianali, oggetti decorativi, piccole scatole e anche torce e corde.
Proprietà e Indicazioni
Oltre ad essere un bell'albero ornamentale, la Betulla bianca è dotata di proprietà officinali insite soprattutto nelle foglie giovani, nelle gemme, nella linfa del fusto e nella corteccia, e in quantità inferiore anche nei semi e nei fiori.
I principi attivi caratterizzanti della Betulla sono tannini in alta percentuale,
olio essenziale (contenente salicilati),
flavonoidi (iperoside e
quercetina),
polifenoli, glicosidi monoterpenici, saponine triterpeniche,
vitamina C, vari acidi organici, betulina (canfora di Betulla) contenuta soprattutto nella corteccia, ma presente in quantità inferiore anche nelle foglie.
Dalle Betulle bianche, quando all'inizio della primavera, al risveglio vegetativo della pianta, la linfa ricomincia a fluire nei
vasi linfatici, la si estrae con piccole incisioni nel tronco da cui sgorga liberamente, raccogliendone solo una piccola quantità da ogni albero, per non danneggiarlo.
La linfa di Betulla ha una composizione complessa e composita: contiene
sali minerali quali
potassio,
calcio,
magnesio,
manganese,
aminoacidi, zuccheri,
acido malico, glicosidi; è una bevanda naturale rinfrescante, che riattiva la
diuresi favorendo l'eliminazione di scorie metaboliche, urea, cloruri, acidi urici, tossine; ha pochissime calorie (meno dell'1% di glucosio e fruttosio), ed essendo remineralizzante, pur essendo diuretica può essere assunta per periodi prolungati senza causare carenze saline.
La linfa di Betula possiede attività
antiossidanti e anti-radicaliche,
depurative, remineralizzanti,
ipocolesterolemizzanti,
diuretiche e
drenanti, utili in presenza di
cistite,
ritenzione idrica e ristagno di liquidi nei tessuti,
edema degli arti inferiori, insufficienza venosa,
cellulite,
iperazotemia,
iperuricemia,
ipercolesterolemia e come prevenzione della
gotta, della "renella" e dei
calcoli renali.
Svolge inoltre attività antinfiammatoria e
analgesica, attribuita al contenuto in salicilati, indicata in presenza di gotta e reumatismo articolare.
Le foglie si raccolgono nei periodi da aprile a giugno nel loro tempo balsamico, che corrisponde al periodo dell'anno e dello sviluppo vegetativo durante il quale la droga, cioè la parte di pianta contenente i principi attivi, in questo caso le foglie, raggiunge la massima concentrazione.
L'estratto e l'infuso delle foglie svolgono un'attività antinfiammatoria in particolare nei confronti dell'apparato urinario, in presenza di infezioni del tratto urinario inferiore come la cistite.
L'infuso si utilizza anche per uso esterno contro la forfora e per limitare la perdita dei capelli.
Dalla corteccia si estrae il "catrame vegetale" di Betulla, che ha proprietà
antisettiche, disinfettanti,
cheratolitiche, utili in casi di pelle grassa, mista, tendente all'untuosità e all'
acne, purificante contro i punti neri, indicato in presenza di
eczema,
dermatite,
psoriasi; inoltre contrasta la forfora alleviando il prurito al cuoio capelluto e riducendo la caduta dei capelli.
Il decotto della corteccia si può utilizzare per effettuare pediluvi deodoranti e contro l'eccessiva sudorazione dei piedi, e per parassitosi della cute (scabbia).
Dalla corteccia si estrae il D-Mannosio, uno zucchero semplice, spesso associato all'estratto di
Cranberry, i quali, insieme all'azione drenante della Betulla che favorisce il "lavaggio" delle vie urinarie, ne facilitano il benessere.
Dalla combustione del legno di Betulla si ottiene un carbone utilizzato come rimedio naturale contro gonfiore addominale e
meteorismo.
Il distillato ottenuto dal catrame di Betulla è noto come "cuoio di Russia" ed è utilizzato in profumeria per la sua fragranza acuta, aspra, calda e delicata.
Precauzioni d'uso
Per la presenza di salicilati, l'uso di preparati a base di Betulla è sconsigliato in associazione a terapie anticoagulanti, e inoltre in caso di utilizzo di diuretici, per evitare un potenziamento della loro azione.
Poiché i salicilati passano nel latte materno, la Betulla è sconsigliata in gravidanza e allattamento, per la possibilità di manifestarsi di reazioni allergiche.
Sconsigliata anche agli allergici ai salicilati (Aspirina).